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GAZZETTA DEL SUD 
02.06.2003
Nastri, cinema italiano i festa
ROMA – Quando la sera del 14 giugno (diretta su Raiuno da Taormina) si sapranno i vincitori dei Nastri d'agento 2003 l'ormai ripetuto duello tra Gabriele Muccino e Ferzan Ozpetek potrebbe dare inatteso vantaggio a un terzo incomodo, Gabriele Salvatores, e lo stesso potrebbe valere per altri tra i vari outsider delle cinquine di finalisti che sabato sera sono state ufficializzate dal Sindacato giornalisti cinematografici.
La giuria di preselezione, presieduta da Laura Delli Colli, anche presidente del Sindacato, sembra aver pesato con il bilancino le candidature per «Ricordati di me» e «La finestra di fronte»: 9 a testa a conferma di un ritrovato feeling tra pubblico, critici, autori in questa primavera felice del cinema italiano. Ma Gabriele Salvatores con «Io non ho paura» incalza da presso, forte delle sue 7 nomination insieme alla rivelazione «Angela» di Roberta Torre, con 6 segnalazioni.
«La volta scorsa ho avuto tutti i vantaggi e i problemi di un testa a testa con Moretti – commenta Gabriele Muccino – ma l'importante è che mi piacciono i film dei miei concorrenti, che ci andiamo a vedere l'un l'altro e che facciamo parte di un unico gruppo, nella buona e nella cattiva sorte». «Due anni fa il mio film precedente uscì in contemporanea con quello di Muccino – ricorda Ferzan Ozpetek – e alla fine andò bene ad entrambi. Magari la prossima volta faremo un film a episodi, dirigendolo a 4 mani, così non si scontenta nessuno».
Alla festa per le candidature ai Nastri d'argento Gabriele Salvatores è arrivato tardissimo, in tempo per la foto di gruppo e considera già un bel segnale che i giornalisti si siano ricordati in massa del suo film dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Moltissimi i presenti alla cerimonia come è nella tradizione dei Nastri, in una festa che univa premiati e premiatori, tecnici e protagonisti, ospiti eccellenti come Michele Placido e nomi storici del nostro cinema come Laura Betti. Un tocco di malinconia è sceso sulla sala alla consegna di una targa speciale alla famiglia di Massimo Girotti mentre Silvio Muccino, come sempre il più giovane della compagnia, si scopriva vincitore del «Premio Biraghi» dedicato a una scoperta del cinema italiano. Il lavoro di selezione per questa edizione dei Nastri, oltre a sottolineare i film più visti ed amati ha però messo in luce anche molti film e protagonisti ignorati dal mercato.
È il caso di Ida Di Benedetto (assente giustificata) che si vede candidata attrice protagonista per la sua emozionante «Rosa Funzeca» nel film diretto da Aurelio Grimaldi o di Donatella Finocchiaro che concorre nella stessa categoria per «Angela» di Roberta Torre. È il caso dei produttori segnalati (tutti molto giovani) in cui oltre ai prevedibili Domenico Procacci e Tilde Corsi (insieme a Gianni Romoli) c'è posto per la Cattleya di Riccardo Tozzi, per la Melampo di «Pinocchio» e per la Kubla Khan che ha prodotto l'opera prima rivelazione di questi ultimi mesi ovvero «Pater familias» di Francesco Patierno. Per il miglior film oltre ai citati Muccino, Ozpetek e Salvatores, può considerarsi degno favorito anche Pupi Avati con «Il cuore altrove» in compagnia di Roberta Torre «Angela» e Matteo Garrone «L'imbalsamatore».
«Il buon andamento dei film italiani, la loro qualità e originalità – ha commentato Laura Delli Colli – ha costretto la nostra giuria, in più di un caso, a passare dalle tradizionali cinquine ad inedite sestine. Ne siamo contenti e adesso spetterà ai votanti designare i vincitori». Per gli attori si va dall'ironico Neri Marcorè di «Il cuore altrove» che ancora non si capacita per il successo di «un film che ha 7 vite e corre di premio in premio dandomi inattese soddisfazioni» al collega Valerio Mastandrea che ha però ricordato: «Caro Neri, attento che tutto scorre, oggi c'è la gloria, domani il dirupo» ma la frase è stata detta sdrammatizzando nel corso di una cerimonia in cui il piacere di piacere è sembrato segno comune di tutti i concorrenti. Di Carlo Verdone (in corsa con 3 candidature) la battuta conclusiva memore di una serata afosa in una bella magione patrizia nel cuore di Roma: «Potrei dire a Ozpetek – ha suggerito – che il suo "Bagno turco" lo doveva ambientare qui. Ne avremmo tratto vantaggio tutti tornando a casa più magri e più leggeri.
ARTICOLI 2003
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