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08.03.2003

Sanremo, a sorpresa Dolcenera batte Alina

SANREMO - Il Festival delle polemiche sceglie una cantautrice pugliese che canta un rock trascinante, Siamo tutti là fuori. È Dolcenera, 26 anni, capelli e vestito nero come il suo pianoforte, a vincere fra i giovani, battendo a sorpresa la dodicenne Alina e la band Zurawsky. Un verdetto a sorpresa che ribalta i pronostici (favorevole alla bambina viterbese che tanto ha fatto arrabbiare le associazioni di difesa dei minori: ieri, comunque, non si è presentata alla cerimonia di premiazione), ma che comunque non sceglie la migliore in concorso, la ventitreenne Patrizia Laquidara, che con la sua Lividi e fiori ha ottenuto il riconoscimento della critica (ed è settima nella classifica generale). Il primo verdetto di questo Festival delle polemiche, chiude una gara finora oggetto di critiche assai poco nascoste.
La categoria dei giovani è stata sicuramente deludente per la qualità delle canzoni presentate, troppo legate a stereotipi canori (Pausini in testa). Lo stesso direttore artistico ha confessato di aver nutrito, fin dalla vigilia, «forti timori sulla validità qualitativa del concorso». Ma anche fra i cantanti e i loro produttori c’è malcontento: non si sentono protetti da Baudo, che sarebbe intervenuto sia nella scelta dei pezzi che sulla loro struttura e i loro arrangiamenti. Infine, ieri, a sparare si sono messi anche i giurati specializzati che prima di votare, hanno apertamente ammesso di non avere grande considerazione delle canzoni da esaminare. Valerio Mastandrea ha spiegato che «Sanremo ha sempre rappresentato la musica che non è a casa mia» e il dj Linus ha aggiunto: «Chiariamo, questo è il Festival della tv»).
Oggi si chiude. Sono pronti a scendere in pista, oltre ai venti big del teatro Ariston, pacifisti, trans e gay, mentre il Capofestival in doppiopetto, Pippo Baudo, cercherà di concludere la sua crociera senza armatore (ieri ha fatto di nuovo apparizione a Sanremo il direttore generale Saccà per partecipare, a Bordighera alla tradizionale cena con gli abbonati, ma non si è fatto vedere dalle parti dell’Ariston). Per non imbarcare altra acqua, il direttore artistico è ricorso agli artifici più classici: fuori le gambe e fuori le scale. Ha fatto costruire, in fretta e furia, una scalinata (il totem di ogni Festival a cui, evidentemente, non si può rinunciare) al centro del palco e ha scucito le gonne delle due damigelle, Claudia Gerini e Serena Autieri, portandole a livello inguinale (si sa, la coscia aiuta il telecomando). Poi ha giocato sulle emozioni dei ricordi.
Ha donato al bizzarro ottantenne Nicola Arigliano, scoppola e scarpe da tennis, una targa ricordo (e, non potendolo far cantare all’Ariston, per il divieto agli ospiti italiani fuori gara, lo ha ospitato al Dopofestival). Infine, ha attribuito a una vecchia gloria sanremese come Nilla Pizzi il premio alla carriera. Intanto, i pronostici per la finalissima di stasera (anticipata ieri dai brevi ripassi di un minuto concessi ai venti big), sono del tutto stabili e divisi equamente fra i due candidati più gettonati fin dalla vigilia della gara: Alexia e Alex Britti. La prima è al comando nella classifica generale di giovedì (il brano ha messo d'accordo sia la giuria demoscopica sia quella specializzata), dove però non si tiene conto dei voti ricevuti nel debutto. La gara, dunque, si giocherà tutta stanotte con l’ultimo giro di giurie (che per l’occasione saranno ritoccate in fatto di età, visto che il tetto massimo salirà da 40 a 50 anni).
I due, per ora, si scambiano complimenti e affettuosità varie. «Alex è il mio caro antagonista -dice la favorita - ma se devo essere sincera, mi piace un casino. E lo trovo anche un bel ragazzo. L'ho incontrato all'Ariston e gli ho detto, "non ce la faccio ad odiarti". Lui mi ha risposto: "Tanto dopo dobbiamo rivolerci bene di nuovo». Ma Alexia non rinuncia a offrire una sviolinata anche a don Pippo e al suo Festival: «Gli ascolti sono in calo perchè la concorrenza è stata astuta. Ma Baudo è il più grande e se non viene apprezzato adesso vedrete che quando ci sarà qualcun altro verrà rimpianto».
Difficile che il verdetto possa lasciare spazio agli altri concorrenti nelle posizioni di immediato rincalzo. La lotta da disputare, allora, resta quella per il terzo posto a cui sono candidati da una parte Enrico Ruggeri e Andrea Mirò con la loro nobile canzone contro la pena di morte, Nessuno tocchi Caino, e dall’altra Sergio Cammariere, pianista e jazzista, che è venuto al Festival con un pezzo elegantissimo ma orecchiabile, Tutto quello che un uomo, la cosa migliore che è stata ascoltata in queste lunghe giornate di canzoni. E, che sia un pezzo apprezzabile anche da chi non ha frequentazioni con il jazz, è dimostrato dal gradimento che ha ricevuto sia nei click sul web, sia nell’airplay radiofonico (fra i pezzi in gara il più battuto è 7000 caffè di Britti, seguito da Quelli che non hanno età degli Eiffel 65, e proprio da Cammariere, sicuramente, almeno per quello che riguarda il grande pubblico, la rivelazione del Festival).
E, ancora jazz, proporrà stasera la bionda Diana Krall, pianista e cantante americana che, da qualche anno, sta riscuotendo un successo inatteso rivisitando i grandi classici della canzone americana (il suo ultimo disco The look of love è stato un best seller in tutto il mondo). Diana doveva essere già ospite all’Ariston l’anno scorso, ma l’appuntamento saltò all’ultimo, e la ragazzona si rifarà stavolta offrendo un saggio della sua musica morbida, patinata, legata alla grande lezione di Nat King Cole con un bel classico sinatriano come Fly me to the moon.

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