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22.01.2003

Insoliti ignoti, con Mastandrea ladro generoso

ROMA - Come si può resistere alla simpatia di un elettricista filosofo che ruba un Van Gogh vestito da Diabolik, viene sedotto dalla bellezza del quadro e decide di restituirlo? Il film di Antonello Grimaldi, in onda domani su Canale 5, è un esperimento insolito per la tv: una favola sul filo dell' ironia che non si preoccupa dei ritmi televisivi, in cui guardie e ladri finiscono per volersi bene.
Una commedia d' autore (scritta da Valter Lupo e Luca Rossi) che ha per protagonisti quattro amici, sul set e nella vita: Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Carlotta Natoli.
Paolo Ferrari interpreta il collezionista d' arte. Previsto un film all' anno: arriverà Giorgio Tirabassi nel secondo episodio, e forse Ricky Memphis nel terzo. Tema della serie: i furti delle opere d' arte. Mastandrea aveva giurato che non avrebbe fatto fiction. «Non mi ci vedo in una serie lunga, il produttore Roberto Sessa l' ha chiamata collezione e mi ha incastrato. Con un film all' anno mi sono sentito protetto: lavoro con amici e la storia è di un certo tipo. Il punto di vista è quello dei ladruncoli di quartiere, con un grande cuore. Da qui il titolo ispirato a Monicelli, ma non ero d' accordo, mi vergogno un po' . Quello era un capolavoro. Dicono che il nostro è un omaggio, e allora mi sto zitto».
Attore amato dai giovanissimi, protagonista di film come Tutti giù per terra e Velocità massima, Mastandrea è perfetto nel ruolo di Cosimo, ladro poeta, che in fuga, col Van Gogh sotto il braccio, si preoccupa di non aver pagato il biglietto dell' autobus. E una volta a casa, con la "Dama di campagna" tutta per sé, si innamora del dipinto. "è come se volesse dirmi qualcosa" dice rapito alla moglie, vigilante del museo, sua complice. "Mi sa che me sto a ammala' di quella sindrome".
«Pensavo di aver dato tutto a questo tipo di personaggi» spiega l' attore «ma a Cosimo ho dato un tocco in più. Però coatto è una definizione che ingabbia. Non credo nel coatto come categoria sociale perché si può definire così anche chi parla con la erre moscia o chi conosce a memoria la Divina commedia. Per me Ronald Reagan, ad esempio, è un coattone americano. E difendo il mio amico Claudio Amendola, è una cattiveria dire che non può recitare una poesia di Prevert. Vabbè, parla romanesco. Ma perché bisogna etichettare le persone per forza?».

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