VALERIO MASTANDREA - sito non ufficiale www.valeriomastandrea.com  
ARTICOLI 2003
QUICK MENU':
MAIN MENU':
  INTRO
  CINEMA
  CORTI
  TEATRO
  MUSICA
  LETTURE
  SPOT
  DVD
  PREMI
  VIDEO
  LINK
  CREDITI

   CORRIERE DELLA SERA   

04.01.2003

Aspettando Godot a letto

Spiega Valerio Mastandrea: «Non è proprio "Aspettando Godot", ma la sospensione dell' attesa attraversa tutto lo spettacolo. Io e Rolando Ravello siamo legati a un letto, ridotti così, nel sogno di una notte di voluttà, da una certa Barbara che sparisce e speriamo si faccia rivedere. Intanto parliamo, litighiamo, facciamo i conti con spauracchi dei nostri vizi e delle nostre debolezze».
Mastandrea, nato alla Garbatella nel 1972, aria da romano sanguigno che gli ha guadagnato ruoli importanti al teatro e al cinema, martedì torna al palcoscenico, all' Ambra Jovinelli, con «Barbara», commedia scritta e diretta da Angelo Orlando. Si tratta, in realtà, della trasposizione teatrale di una pellicola del 1998, anch' essa con la regia di Orlando, che ha avuto scarsa fortuna al botteghino, ma continua ancora oggi a circolare sulle tv private, e in pay per view.
Gli interpreti di allora sono gli stessi di oggi, a parte Rolando Ravello che sostituisce Marco Giallini come «compagno di corda» di Mastandrea. In scena anche Massimiliano Franciosa, Fabio Ferri (il ballerino «spalla» del cantante Daniele Silvestri), Elisabetta La Rosa e Barbara Bonanni. «Siamo tutti compagni di stalla - ironizza Mastandrea -. Ci conosciamo da anni. Usciamo insieme, ceniamo insieme. Fra compagni di stalla non ci si mette i bastoni fra le ruote e non si sta ad aspettare la telefonata giusta, ma ci si fa venire le idee».
Lo corregge Ravello: «Veramente, è talmente difficile stare quasi sempre soli, per due ore, io e Valerio, con uno spettacolo di parole, di botte e risposte, che rischiavamo di mandare in frantumi la nostra amicizia, come succede ai protagonisti della commedia. Invece la nostra conoscenza s'è cementata».
I due, nei panni di giovani avvocati rampanti, ricevono durante la segregazione la visita di strani personaggi simboli delle loro stesse meschinerie: dal successo come unico scopo nella vita, all' inseguimento sfrenato dell' apparenza. A Fabrizio Ferri tocca dare forma all' ossessione per il sesso, mentre Elisabetta La Rosa impugna la pistola da serial killer, ma parla e si muove come una bambina di sei anni. «È il ritratto di una società terribile e grottesca. Ma nello spettacolo si ride, e anche tanto, a a noi stessi riesce talvolta difficile rimanere seri», assicura Mastandrea.
Dopo tante figure popolari, come Rugantino, un ruolo da professionista in carriera: «Non uso particolari accorgimenti per trasformarmi in un avvocato: anche la dizione perfetta è ormai solo una prerogativa dei doppiatori. Essere romano non è un limite. Basta capire quando è funzionale al personaggio, e quando invece no».
Ma chi è Barbara? «Barbara è qualcosa che non c' è, ma sarebbe banale identificarla con una metafora dell' amore. È la maniera per misurarsi con la propria condizione e le proprie aspettative, che una volta realizzate danno spesso ben poca soddisfazione...».

ARTICOLI 2003