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CLICK TV 
23.01.2003
Sono un coatto sensibile
Non è un segreto. A Valerio Mastandrea, nuova leva del cinema italiano, la tv non è mai piaciuta. Dopo quattro anni di "pressing", però, anche lui ha deposto le armi. Giovedì 23 è Cosimo, il protagonista del film Tv di Canale 5 "Gli Insoliti ignoti"
Altro che conversione televisiva, per il suo debutto sul piccolo schermo Valerio Mastandrea, uno dei volti più significativi del nuovo cinema italiano, sembra piuttosto a disagio in mezzo a produttori e interpreti del piccolo schermo. Per la prima volta protagonista di un film tv che va in onda giovedì 23 su Canale 5, l'interprete romano, nonostante si dichiari soddisfatto e orgoglioso, non risparmia qualche frecciatina al pianeta televisivo e con il suo visino d'angelo mormora beffardamente «M'hanno incartato»!
Ha sempre parlato male della Tv, cosa l'ha spinto ad accettare il ruolo di protagonista de Gli insoliti ignoti?
"In verità sono quattro anni che il produttore Roberta Sessa mi sta corteggiando...e alla fine ho mollato! Pensi che non ero d'accordo neppure sul titolo: per me I soliti ignoti è un film intoccabile, "loro", però, lo spacciano per un omaggio, quindi che potevo dire? In fin dei conti, i personaggi parlano un po' anche di quel mondo lì..."
E allora, cos'è che l'ha convinto?
"Molte cose. Innanzitutto un copione che mi incuriosiva dove ho riscontrato finalmente un punto di vista diverso dal solito e poi un cast di attori con cui ho già lavorato e con cui era facile entrare in sintonia. Un gruppo di amici insomma, senza nulla togliere alla loro professionalità."
E' stato difficile per lei recitare in una produzione televisiva, ha riscontrato delle grosse differenze rispetto al cinema?
"In realtà non molte, credevo sarebbe stato un trauma maggiore. Cambiano i tempi di lavorazione, ma fortunatamente conoscendo bene il regista (Antonello Grimaldi), mi sono trovato comunque a mio agio, perché la pensiamo allo stesso modo: vogliamo entrambi fare un prodotto di qualità di un certo tipo."
Si parla però già di serie, di secondo episodio, di appuntamento annuale. Cosa ne pensa?
"La cosa mi terrorizza. La Tv la guardo solo di notte e la serialità non mi è mai piaciuta.Diciamo che, con la scusa della progettualità e dell'appuntamento annuale, m'hanno "incartato" e ho deciso di provare. Del resto, se c'è entusiasmo, si può anche cambiare idea. Sarà un pò come per i gruppi musicali, che fanno un disco l'anno... "
In questo film Tv ripropone di nuovo il personaggio del coatto romano, eppure il suo Cosimo ha una casa piena di libri. Non è un' incoerenza?
"Non credo che il "coatto" sia una categoria sociale. Si può essere "coatti" ed avere una grande sensibilità per l'arte, leggere Proust e amare Prévert. In questo, mi sento molto vicino a Claudio Amendola che è stato sempre accusato dai media per il suo accento romanesco e il suo modo di fare Tv. La "coattitudine" è un atteggiamento, un modo di essere che non dipende né dalla cultura né dalla propria nazionalità o regionalità. Ad esempio, ho sempre sostenuto che Ronald Reagan era un gran coattone americano!"
Crede che questo ingresso nel mondo della fiction rappresenti una svolta nella sua carriera?
"Reputo questo film Tv un'esperienza importante che mi ha dato la possibilità di sperimentare altro, ma ciò non significa che continuerò a fare televisione. In fin dei conti, al cinema ho impersonato molti ruoli simili, ma ogni volta ho avuto la sensazione che non erano mai "finiti". Con Cosimo credo di aver dato il tocco finale adesso, però, è ora di cambiare... "
ARTICOLI 2003
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