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01.2003

Gli Insoliti ignoti

Abbiamo incontrato i protagonisti di questo divertentissimo tv-movie: Valerio Mastandrea, Carlotta Natoli, Pierfrancesco Favino e Marco Giallini Una fction (anzi, un film tv, per rispettare la terminologia usata dalla produzione) al di fuori degli schemi consueti non sarebbe stata tale senza una conferenza stampa all'altezza. Quindi non stupisce lo strano clima venutosi a creare durante l'incontro con la stampa dei protagonisti e degli autori de Gli Insoliti Ignoti: vivaci scambi di battute, dichiarazioni non esattamente di routine, risate.
Aveva cominciato in modo soft il Produttore Roberto Sessa, che aveva spiegato agli astanti: "Gli insoliti ignoti è stato in forse fino all'ultimo momento a causa della crisi del mercato pubblicitario televisivo e dei conseguenti minori investimenti, poi per fortuna Mediaset ha deciso di scommettere su questo prodotto, e ne stiamo addirittura già girando un seguito, a prescindere dal responso del pubblico per il primo. Speriamo sia l'inizio di una collezione di tv-movie, il cast ad ogni sequel si aprirà a nuovi interpreti, per esempio nel secondo apparirà Giorgio Tirabassi. Ci siamo molto divertiti a raccontare il punto di vista dei banditelli di quartiere, invece di quello delle forze dell'ordine che di solito è rappresentato".
Cominciano le scintille con Valerio Mastandrea, notoriamente allergico a lavorare in televisione: "Rispetto al cinema in realtà è cambiato poco, a parte i tempi di lavorazione più corti è stato come fare un film. Poi col regista Antonello Grimaldi vediamo tante cose allo stesso modo, con Marco Giallini è una vita che lavoriamo in coppia , e anche con gli altri mi sono trovato benissimo: peccato però per il titolo della fiction, mi vergogno anche un po'. Ovviamente se chiedete ai produttori, vorranno farlo passare come un omaggio a I soliti ignoti, facciamo finta che sia così ma mica è vero!"
Il regista, Antonello Grimaldi, tenta di correre ai ripari parlando del film: "Gli insoliti ignoti ha un ritmo lento, è una commedia ma ha il ritmo del cinema. Perché proprio abbiamo fatto finta che fosse cinema, tutto qui. Tutti gli episodi ruoteranno attorno a dei furti d'arte, esattamente come questo: nel secondo i protagonisti tenteranno di rubare i Codici di Leonardo del Museo di Londra".
Ma i giornalisti non mollano la presa facilmente, e ci vuole poco ad attizzare Mastandrea, che polemizza in modo scherzoso (ma non troppo): "Lo sanno che io odio le fiction, quindi me l'hanno "incartata" così, un tv-movie l'anno, una cosa diversa...ma lo fanno per fregarmi, lo so benissimo. Io la tv proprio non la guardo, solo Montalbano ogni tanto. La guardo di notte...amo i documentari sugli animali (risate, ndr). Ho quindi difficoltà a vedermi in una serie televisiva lunga. Fare Gli insoliti ignoti è stato un po' come toccare l'acqua calda con il piede, ma non è ancora detto che poi farò il bagno. Se continuerà questo entusiasmo attorno a questa operazione, vedremo. Dovremo però stare bene attenti a non cadere nel collaudatissimo linguaggio televisivo." La domanda di una giornalista sulla natura del "coatto" scatena una querelle estenuante, che coinvolge tutti i presenti.
Mastandrea riassume incisivamente: "Essere coatti non ha nulla a che vedere con lo strato sociale: i proletari di oggi sono gli extracomunitari. Si può essere coatti anche con la erre moscia citando Dante Alighieri, forse anche di più. Quando uscì il video di Er Piotta con me protagonista partì una campagna mediatica assurda sul coatto Mastandrea, una cosa veramente insopportabile".

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