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2002

Una vita al massimo

E' davvero commosso Valerio Mastandrea quando ripensa all'applauso del pubblico veneziano per la sua interpretazione in Velocità massima. Un altro personaggio maturo dopo lo straordinario (e purtroppo ignorato) poliziotto de Il sole negli occhi che segna felicemente l'evoluzione continua di un attore che pur non avendo perso la simpatia epidermica degli inizi, dimostra di riuscire ad esprimere qualcosa di sempre più intenso ed emozionante.

Il suo personaggio è talmente comico che sembra provenire dalla vecchia commedia all'italiana...
La risposta del pubblico ha messo in luce molti aspetti del nostro lavoro che ci erano sfuggiti. E' tramite quello che è successo l'altra sera alle proiezioni che ho capito molte cose: non definirei il mio ruolo come "comico". Continuo a non pensarlo, anche se io stesso devo riscontrare delle reazioni opposte a quello che pensavamo. Avevamo inserito delle battute che dovevano rendere il mio personaggio più antipatico. Invece, il pubblico si è fatto tantissime risate.
Il personaggio le è sfuggito di mano, forse?
No, tutt'altro. Credo che come sempre capita quando incontri un regista con cui puoi discutere, la tua interpretazione nasce dal compromesso. Una terza via per lavorare insieme. Il pubblico poi ti offre una quarta interpretazione diversa. Il tuo lavoro non ti appartiene più quando finisce sullo schermo...
Lei si considera un attore in crescita continua?
Sarebbe bello poterlo pensare. Non si tratta di modestia. Se uno si pone in maniera leale nei confronti di questo mestiere non può fare altro che crescere. Molte persone potrebbero farlo. Bisogna scegliere di migliorare. Quando mi hanno applaudito qui al Festival mi sono emozionato tantissimo.
Però lei non ha mai cercato il successo facile.
Credo dipenda unicamente dal fatto che io mi vergogno molto. La soap opera che ti fa riconoscere dovunque non mi interessa...

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