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LA REPUBBLICA 
01.09.2002
Mastandrea a Velocità Massima
VENEZIA - Un po' frastornato, stanco per l'eccesso di impegni e di interviste, Valerio Mastandrea non nasconde la sua soddisfazione: Velocità massima, il film di Daniele Vicari in cui interpreta il ruolo di un maniaco delle corse d'auto clandestine, ha conquistato il popolo della Mostra. "E' una cosa che ti carica", racconta, da una saletta dell'hotel Excelsior, "sono curioso davanti a tutta questa aspettativa. Non vedo l'ora di conoscere anche il giudizio del pubblico".
Per adesso, comunque, c'è il gradimento del Festival, con la gente che già ieri, alla prima proiezione in assoluto, ha seguito con attenzione e applaudito nel finale. Un debutto vincente, dunque, per il primo film italiano in concorso, diretto da un documentarista (al suo primo lungometraggio di funzione) e prodotto da Fandango. Il tema, del resto, è intrigante e poco esplorato, giovanilista e alternativo quanto basta per piacere agli spettatori. Come pure il suo interprete principale: l'attore spesso ha strappato risate durante la visione della pellicola, grazie soprattutto alla naturalezza del suo linguaggio romanesco e un po' greve.
Mastandrea, qual è il segreto del successo del film?
"E' un'opera molto onesta, sincera, pura, anche se parla di un universo che contiene in sé sia la purezza che il marciume. Non è stato fatto per rispondere a una qualche esigenza esterna, ma è centrato su problemi reali. Rappresenta gente che esiste, come i ragazzi romani che si incontrano all'obelisco dell'Eur per queste gare. Insomma, è un film senza messaggi: racconta una storia, e basta. Senza moralismi, così come deve essere".
La vicenda narrata può generare fenomeni di emulazione?
"No, non credo che possa istigare qualcuno ad andare a velocità massima. Negli Stati Uniti succedono cose del genere, lì hanno altri problemi. Diciamo che confido nella coscienza civile degli italiani. Ma comunque io nel girarlo non mi sono ispirato a quegli altri film, tipo Crash. Niente del genere".
Si tratta di una pellicola inserita nel concorso ufficiale. Aspettative sul fronte premi? "Per me stesso, per la mia interpretazione, assolutamente no. Lo giuro. Mi piacerebbe però che il film avesse un riconoscimento, magari alla sceneggiatura. Perché lo merita".
Tornando al tema, che rapporto hai con le automobili e con la velocità?
"Nullo: prendo la macchina, salgo, metto benzina e stop. Era così prima del film, ed è così anche ora che il film è finito. Non subisco alcuna fascinazione dalle auto, dai motori che rombano. Ma conosco invece tanta gente che, anche non facendo le corse clandestine, ha gli stessi problemi dei personaggi del film: la povertà, i soldi che non bastano mai. Loro si ritroveranno in questa vicenda".
Per te invece niente velocità massima?
"Preferisco di gran lunga la velocità costante".
Progetti futuri?
"Nessuno, ho anche già fatto le ferie: cinque giorni. Ma credo che mi stia venendo la febbre, per cui l'unico progetto che ho è prendere una tachipirina. E dopo, chissà".
Ma girerebbe un altro film con Daniele Vicari?
"Tutta la vita".
ARTICOLI 2002
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