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03.09.2002

Vi racconto il mio meccanico

Sembra sia stato sempre lì. Quando lo trovi davanti, stravaccato sulla seggiola della terrazza dell’Excelsior, sembra sia sempre stato lì ad aspettarti. E’ Valerio Mastandrea, il protagonista di Velocità massima di Daniele Vicari, film sulle corse clandestine, sulla gioventù col motore truccato delle periferie di Roma, di Ostia, sobborghi del vivere, vite sparse a muso duro, un film che ha ottenuto una calda accoglienza in sala e critiche più positive dei film italiani proposti dalla scorsa edizione della Mostra. E che oggi (il 3 settembre) esce nelle sale. Lui, ovviamente, è perfetto nel mondo che il film racconta.
"Anche se questo personaggio mica è simpatico: è uno che non ha ideali, che non crede veramente in niente, che si vende anche l’amicizia. E’ uno che non ha un futuro, che vorrebbe avere un rapporto vero con le persone, e invece riesce solo a usarle. Ne conosco! tanti come lui. Non necessariamente nel mondo delle corse clandestine, ma dovunque”.
Di fronte ai cronisti e alla videocamera di Kataweb, si rilassa e stravacca ancora di più. Ma non si sottrae a nessuna domanda. O allusione.

La frase più rivelatrice del film è quella pronunciata dal suo antagonista, un ragazzo di meno di venti anni, interpretato da Cristiano Morroni: "Non valgo un cazzo. Non c'ho un futuro". Le è capitato anche a lei, da giovane, di pronunciarla o pensarla?
"Io penso che tutti i giovani, che so', dal '400 in poi, se la siano detta. Anche se la parola giovane, non dovrebbe mai essere usata perchè non significa niente. penso che ci sia sempre un momento, nella vita di tutti, in cui ti si richiede, o richiedi tu, a te stesso, di porre questo probelma. E penso che molti ventenni se dicano oggi cose del genere. Ne ho conosciuti tanti. E sì, ci sono state delle volte in cui me la sono detta anch'io".
Che tipo di personaggio è il suo?
"Non è qualcuno al quale affiderei le chiavi di casa. E' un meccanico con la passione delle auto truccate, sbandato, che vive da solo in un appartamento sopra la propria officina, uno che incontra un ragazzo, lo prende sotto la sua ala e poi lo tradisce. E' uno che non soffre, nè per amore nè per amicizia. Io non sono così, io non affiderei a uno come lui le chiavi di casa mia. Io sono un sentimentale, mi viene da piangere anche se vedo una pubblicità che mi commuove... Il mio personaggio e quello di Cristiano, il ragazzo, non sono amici. Il fatto è che il mio personaggio si nutre, si ciba del più giovane. Non sono neanche complici: si osservano, e uno cerca di divorare l’altro”
Qualcuno dirà, ancora una volta, complice il coriaceo romanesco del film, che stia rifacendo se stesso
"No. A me piace imitare il linguaggio che viene usato tutti i giorni, mi piace anche al di là dell'uso che ne faccio nel mio lavoro d'attore. E penso di saper rifare anche altri dialetti oltre a quello delle mie origini (anche se molti, sul lavoro, pensano che io sappia interpretare solo personaggi con dialetto romanesco) Ma il lavoro che abbiamo fatto in questo film è diverso. E' stata la ricerca per restituire la verità di un ambiente, un lavoro fatto tutti insieme, con regista, attori e sceneggiatori. Un'accordatura notevole, un'operazione molto più spontanea di quello che si possa immaginare. E il risultato è inanzitutto un film vero, che somiglia molto a persone e cose che esistono davvero".
Sarà perchè Il sorpasso è stato proiettato quasi contemporaneamente al suo film alla Mostra del cinema, sarà perchè anche in questo è protagonista una macchina, sarà perchè tra il suo personaggio e il protagonista più giovane si stabilisce un legame fatto di attaccamento e opportunismo e ambigua amicizia, ma tra di due film sembra esserci qualche affinità
"Innanzitutto, le dovute e sacrosante proporzioni. In quel film c'era Vittorio Gassman. E poi mi sembra che quel film non possedesse la stessa intenzione di rivelare un ambiente sconosciuto e gravido di problemi sociali come questo. E' vero che anche il mio personaggio cerca qualcosa nell'altro in un modo che ricorda le dinamiche del rapporto dei due personaggi di quel film. Ognuno cerca di cibarsi dell'altro. Non so, dovrei avere del tempo per pensarci su".
Il finale del film vede questa amicizia troncarsi e chiudersi con un gesto simbolico di rivalsa. Se dovesse immaginare i due personaggi che si reincontrano dopo dieci anni, cosa penserebbe farebbero? Cosa potrebbero essere diventati?
"Secondo me, il mio personaggio metterà su famiglia. L'altro diventerà uno che avrà girato per il mondo, senza un posto stabile in cui vivere o fermarsi. Però sono abbastanza convinto che, nonostante ciò che è successo, faranno dei tentativi per riallacciare un rapporto. Nonostante le loro enormi differenze, sono molto attratti reciprocamente: perchè ognuno è un po' la causa di ciò che è l'altro".

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