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IL NUOVO 
31.08.2002
Applausi per il primo film italiano
Velocità Massima, prima pellicola in concorso a Venezia, ha convinto pubblico e critica. Applausi per Valerio Mastandrea e per il regista Daniele Vicari.
Il film, ambientato nel mondo delle corse illegali di auto, racconta la storia di un meccanico che cerca di risollevare le proprie finanze mettendo a punto, con l'aiuto di un giovane amico, una vecchia Ford capace di vincere le gare clandestine. Un film ambientato nel mondo romano delle corse clandestine: giovani si ritrovano intorno all'obelisco dell'Eur e scommettono su chi ce la fara' a vincere gare a oltre 300 all'ora su strade urbane ed extraurbane. Tra questi ragazzi, Stefano (il personaggio interpretato da Mastandrea), un meccanico con l'assoluta necessita' di salvare la propria officina dal fallimento finanziario; sulla sua strada incontra un giovane, Cristiano, capace di dargli amicizia e, soprattutto, di truccargli la macchina in modo adeguato per poter vincere nelle corse. ''Volevo far capire come funziona la nostra societa': vince chi ha la macchina più bella e più elaborata - spiega Vicari - E' una società delle possibilità impossibili. Ci sono molti ragazzi che hanno molti soldi e a 18 anni possono permettersi di comprare una macchina da 60 milioni. Ma questo non consente loro un accesso culturale alto. Rimangono fragili al loro interno e finiscono con il pagare sulla propria pelle la banalità di un certo modo di vivere. Quello che c'è nel film non è un ritratto edificante della nostra società''.
''Non sono indulgente verso le corse - spiega - abbiamo raccontato una storia che facesse conoscere le idee, il modo di vita dei personaggi e i desideri di chi vive in quel modo. Il mondo delle corse illegali e' immenso, ci sono centinaia di migliaia di appassionati, riviste specializzate nel tuning, la messa a punto dei motori truccati. Per non parlare delle rubriche televisive che, dopo i tg che danno le notizie dei morti sulle strade, fanno pubblicità alle macchine che vannoa 350 all'ora. Bisognerebbe mettersi d'accordo''. Nelle corse in cui sono impegnati i protagonisti, non c'e' ombra di polizia stradale: ''La polizia non c'e' mai e non e' un caso -dice Vicari- non interviene in queste situazioni, ho conosciuto poliziotti che fanno loro stessi le corse clandestine''.
''D'altra parte - aggiunge Mastandrea - come si fa a prenderli? Certo, si ritrovano nello stesso posto la sera ma a quel punto non puoi dirgli niente''. ''Non considero positivo il mio personaggio - spiega Mastandrea - non soffre mai, neanche nel finale quando vede la macchina distrutta. Ha una visione imprenditoriale del dolore, ne conosco di gente cosi', non c'e' bisogno di fare i meccanici. Io a volte sono troppo sentimentalista, mi arrabbio anche se vedo una pubblicita' che non mi piace. Il personaggio è un meccanismo dell'ingranaggio, mi fa tenerezza, non gli affiderei mai niente di importante anche se credo che bisogna sempre avere fiducia fino in fondo della coscienza della gente. Nel contatto con un ragazzo puro - aggiuge l'attore - Stefano diventa forte, si nutre di lui. Non sono complici, sono due personaggi che si osservano. Vorrebbe avere un rapporto vero ma riesce a fare altro che avere un rapporto strumentale''.
ARTICOLI 2002
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