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22.04.2002

Ultimo stadio

Dopo 12 anni di teatro, due documentari - tra cui "Mentalità ultras" presentato al Torino Film Festival e andato in onda su Raitre - Ivano de Matteo, romano verace ("sono nato e vivo a Trastevere") esordisce sul grande schermo con "Ultimo stadio", pellicola prodotta da Gianfranco Piccioli ("uno dei pochi che ci capisce di cinema", dichiara il regista) e distribuita dalla Columbia.
La prima impressione che si ha di Ivano de Matteo è quella di una persona "senza filtri", "sono così - dichiara - non cambio 'vestito' a seconda di dove mi trovo. Faccio questo mestiere perché mi piace girare i film ma odio tutto il 'circo' che vi gira attorno".
La seconda impressione è che dietro la sua veemenza e il suo modo, quasi, aggressivo di esprimersi si nasconda la verità "difenderò questo film fino alla fine, per me è come mio figlio, lo amo e mi batterò per lui, ma se dovesse andare male sono sicuro che potrò fare altre mille cose".
Tornando a parlare di "Ultimo stadio", scritto, come tiene a precisare il regista "da Valentina Ferlan, ci tengo a dirlo perché mi sento un regista non uno scrittore", la pellicola racconta la storia di quattro nuclei familiari le cui storie sono legate alla finale della Coppa dei Campioni che si deve giocare a Roma "non è un film sul calcio - dichiara de Matteo - piuttosto questo sport, così popolare in Italia e attorno al quale ruota un sistema miliardario, mi serviva come pretesto per raccontare la storia di queste famiglie".
Famiglie "rigorosamente vere - continua - che mi sono limitato a romanzare. Sono queste persone, all'apparenza normali, ad essere i veri ultras, quelli che si camuffano ma non sono certo peggiori di quelli che riempiono gli stadi".
Cinque storie si dipanano sul grande schermo ma per volontà dello stesso regista "il finale è assolutamente aperto, vorrei che ogni spettatore desse un proprio giudizio e una propria fine a queste storie. Il mio intento era far ridere e piangere allo stesso tempo, spero di esserci riuscito".
Un film corale - ben 40 i personaggi principali scelti dopo un casting faticossisimo - con protagonisti Rolando Ravello, Franco Nero, Mirco Petrini, Elio Germano, Victoria Larchenko (alla sua prima esperienza sul grande schermo), Valerio Mastandrea, Manrico Gammarota, Francesca AntonellI "ho scelto questi attori - spiega il regista - perché secondo me interpretvano alla perfezione i loro ruoli. Quando dirigo un film presto grande attenzione ai particolari: i vestiti, i capelli, le movenze divento quasi maniacale".
Grande importanza nel film rivestono anche le musiche "ogni famiglia è contraddistinta da una musica diversa. Mi piace da sempre la commistione di generi, la uso molto nei miei spettacoli teatrali. In questo film c'è il jazz, il tango, l'elettronica e il rap dei Cor Veleno (scritta dai due musicisti dopo aver attentamente letto la sceneggiatura").
Tutti i protagonisti del film hanno parole di elogio per il talento di De Matteo "mi è piaciuto subito il suo entusiasmo", confessa Franco Nero, "Ivano ha un grande talento e soprattutto sa cosa vuol dire girare un film", per Elio Germano è stata un'esperienza unica "prima di iniziare le riprese abbiamo provato a lungo e anche sul set si respirava una grande atmosfera di divertimento ma allo stesso tempo di grande concentrazione" "Questo film - conclude Mastandrea - rispecchia in pieno la mentalità e la personalità di Ivano: spero sempre di poter prendere parte a film del genere".
Una giusta nota polemica, invece, quella espressa dal produttore Gianfranco Piccioli sui festival e premi nazionali ed internazionali "'Ultimo stadio' è stato rifiutato a Cannes e Berlino perché formalmente 'non c'era spazio per una pellicola del genere'. Per quanto riguarda la selezione del David c'erano solo quattro persone a vederlo, mi domando: anche se gli fosse piaciuto che peso avrebbe mai potuto avere il loro voto?".
Misteri del cinema italiano….

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