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23.10.2001

Mastandrea, meccanico dell'alta velocità

La via Cristoforo Colombo a Roma, che a partire dalle mura Aureliane si allunga per chilometri in direzione del mare, verso Ostia, possiede un suo fulcro ideale, un simbolo: l'obelisco, che tutti i romani conoscono e che divide in due la strada al centro del quartiere dell'Eur, luogo dove ogni venerdì sera si riuniscono i patiti delle automobili truccate.
Qui si discute di velocità, di motori e, soprattutto, di notte si corrono gare clandestine. E' in questo non-luogo, per usare una sua espressione, che Daniele Vicari sta girando alcune delle scene più importanti del film - dal titolo provvisorio Lungo la strada - ambientato in quel mondo sconosciuto ai più.
Giunto alla sesta settimana di riprese, prodotto dalla Fandango di Procacci, il film non poteva che essere interpretato da un "romano de Roma" come Valerio Mastandrea, affiancato da un giovane esordiente, Cristiano Morroni - romano doc anche lui - e da Alessia Barella.
Mastandrea è nel film Stefano, un meccanico patito di auto da corsa e di gare clandestine che prende con sé, nella propria officina di Ostia, Claudio (Morroni), il quale si rivela ben presto un autentico talento della meccanica. La vicenda racconta non tanto - non solo - la realtà delle corse illegali, quanto le frustrazioni, la voglia di affermarsi, i rapporti dei due giovani e di Giovanna (la Barella), ragazza dello storico rivale di Stefano nelle gare, della quale si innamora Claudio.
"Non sapevo nemmeno che esistesse un mondo del genere, questa società parallela" confessa Mastandrea sul set, poco prima di ricominciare a lavorare."Esistono dei codici comportamentali ben definiti, esiste un linguaggio, tutte cose che io mi trovo giorno dopo giorno ancora a dover imparare. Questo - riflette - vuole anche dire che trovarsi a fare tanti discorsi sui giovani è sempre difficile, lascia un po' il tempo che trova".Sorride: "Perché noi siamo in tanti e sempre diversi".
Verso mezzanotte, quando tutti i giornalisti se ne sono andati, restare qualche istante a osservare questa parte di città trasformata improvvisamente in set è in effetti un po' straniante: non tanto per i riflettori, i camion della produzione, i cavi elettrici che attraversano le strade e, insomma, tutto quanto fa cinema; quanto per il fatto di sapere che quella curiosa "fauna" di comparse che interpretanno - presumibilmente - gli sfidanti nelle gare (o gli appassionati, ragazzi e ragazze, che vi gravitano attorno), con le loro facce da "duri", esistono sul serio e animano di notte, a modo loro, luoghi di Roma vissuti con ignara tranquillità quotidianamente da chiunque.
"Quando ho letto la sceneggiatura ho subito capito che il personaggio che dovevo interpretare - dice Mastandrea-non mi piaceva granché. Non mi ritrovo nella sua personalità, non è, detta francamente, un bel personaggio. Non è un cattivo, non è un buono, è uno che sta in mezzo e quelli che stanno in mezzo non mi convincono. Stefano è un personaggio strano, in lui vi è qualcosa di marcio, pur non essendo una carogna. Proprio questo- aggiunge - mi ha paradossalmente avvicinato a lui. Perché vorrei capire di che tipo si tratta e questo tentativo lo sto portando avanti giorno per giorno". Stefano rappresenta indubbiamente una sfida: "Si tratta, per me, di un lavoro in parte nuovo, che fornisce stimoli nuovi: ho la fortuna e sfortuna - spiega Mastandrea - di non essere uno di quegli attori che si calano totalmente nei loro personaggi. Non sono di quelli che, ad esempio, se interpretano un serial killer poi devono stare due mesi dentro casa altrimenti per strada si mettono a squartare la gente. I miei personaggi me li lascio alle spalle. Ecco, stavolta il personaggio mi dà da pensare, mi incuriosisce".
Ma come nasce l'idea del film? "Il mondo dei patiti delle automobili - risponde Vicari - e delle corse clandestine l'ho conosciuto due anni fa, quando la Fandango ha prodotto per la franco-tedesca Arté un documentario sulla passione degli italiani per le auto. Nel caso specifico, si tratta di persone che tutti i venerdì sera si ritrovano all'Obelisco dell'Eur e parlano, per l'appunto, della loro auto, di cosa fanno per trasformarla, rendendola sempre più bella, potente e veloce. Si tratta di un oggetto su cui per anni queste persone investono soldi, energia e passione". Ciò che ha affascinato il regista - autore di importanti documentari di impegno sociale, tra cui Comunisti, Uomini e lupi" e Partigiani - è stato rendersi conto che "esistono in questo particolarissimo mondo persone con conoscenze e competenze eccezionali".
Una curiosità, potremmo dire, di tipo sociologico ha spinto Vicari a proporre a Procacci il film. "Dove abito io - continua Vicari - a Pietralata (periferia romana, ndr) ho conosciuto un giovane meccanico che frequenta questo ambiente, un ambiente che non è ristretto come forse si può credere; questa passione per le automobili truccate, i motori, la potenza, la velocità, investe un numero eccezionale di persone di ogni estrazione sociale. Si trovano persino diverse riviste specializzate sul tema. Significa che, un po' come per il calcio, questa gente ha creato anche un particolare linguaggio tecnico, un modo particolare di comunicare e di entrare in rapporto con gli altri molto interessante da analizzare". Viene giocoforza il raffronto tra questo e i film americani che hanno affrontato un argomento analogo, come nel caso del recente Fast and Furious.
Vicari non si scompone: "Lavoriamo senza dubbio nell'ambito di un genere, seppure non catalogabile: inseguimenti, corse di macchine, la strada, tutto ciò è sicuramente un genere. Noi, però, non potevamo inseguire il modello americano sul terreno ipertecnologico e di pura azione. Per noi è stato più interessante raccontare le storie di tre personaggi che vivono, in fondo, gli stessi problemi di chiunque di noi. In questo senso, avrebbero potuto frequentare qualsiasi altro ambiente, non necessariamente quello dei patiti delle corse". Spiega ancora meglio Mastandrea: "Prendete proprio Fast and Furious. Lì è come se si raccontasse la storia di Romeo e Giulietta; noi raccontiamo la storia del cugino di Romeo, che non si vede mai. E che qui invece si vede".

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