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27.10.2000

La luce negli occhi di Andrea Porporati

Un film per capire l'Italia di oggi e chi la vive. Questo è uno dei motivi che ha spinto Andrea Porporati a realizzare, grazie alla Sorpasso Film, Rai Cinema e il Dipartimento dello Spettacolo, "La luce negli occhi" il suo secondo film dopo l'esordio con "Quello che posso permettermi". Protagonista della storia è Marco, interpretato da Fabrizio Gifuni, che in un momento di autentica follia uccide il padre (Gianni Cavina). Si tratta di uno dei tanti inspiegabili delitti che quasi quotidianamente ci viene riportato dalla cronaca. Perché Marco avrebbe dovuto compiere un simile gesto e, soprattutto, come si vive dopo un'azione del genere. "Sempre più spesso mi accorgo - spiega Porporati in passato coautore del film di Gianni Amelio "Lamerica" e di tre episodi de "La Piovra" - che il cinema italiano guarda poco al presente puntando su storie passate che forse, andando avanti, ci appartengono sempre meno. Parlando con Gifuni ci siamo posti questo problema e partendo da un delitto macabro come può essere l'uccisione di un genitore da parte di un figlio, abbiamo cercato di capire come una persona apparentemente tranquilla possa macchiarsi di simili delitti. E' sicuramente una storia di fantasia, ma l'ispirazione nasce da molti casi di cronaca recente. E' un tentativo di guardare l'Italia di oggi per certi versi sconosciuta e poco decifrabile per gli stessi italiani". "E' stato sicuramente il film più difficile da interpretare - interviene Gifuni, per lui un autentico momento d'oro, oltre alla pellicola di Porporati lo troviamo in quella di Guido Chiesa "Il Partigiano Johnny", "Qui non è il Paradiso" di Gianluca Tavarelli, "L'amore probabilmente" di Giuseppe Bertolucci e "Hannibal" di Ridley Scott - alla fine delle riprese mi sono sentito completamente svuotato. Il personaggio di Marco è molto complesso, inizia la sua storia dall'inferno per giungere all'espiazione della sua colpa, per certi versi ricorda molto il classico personaggio di Dostoevsky a cui ci siamo ispirati". Lungo il percorso, Marco incontrerà sulla sua strada Rinaldi (Valerio Mastandrea) un poliziotto che si renderà conto quasi subito che davanti a se non ha un semplice criminale, ma un ragazzo afflitto da un dramma più grande di lui. Il poliziotto diventerà, quindi, per Marco una sorta di psicologo: "Grazie a Porporati - spiega Mastandrea . mi è stata data l'opportunità di fare l'attore, oggi è sempre più raro trovare progetti di questa grandezza, i registi italiani pensano più a cosa piacerà al pubblico invece di trovare storie che stimolino lo spettatore ad entrare nei cinema". La pellicola, da due settimane è iniziata la postproduzione, dovrebbe uscire nella primavera del prossimo anno, almeno questa è la speranza di Marco Risi e Maurizio Tedesco che con la Sorpasso continuano nella loro line editoriale di produrre storie che abbiano un certo spessore a discapito, a volte, anche del botteghino:"Conoscevo Porporati - ha detto Risi - perché avremmo dovuto scrivere insieme il film su Vittorio Gassman. Mi sono accorto subito della sua bravura e del suo carisma. Abbiamo terminato di girare da meno di due settimane e di quel poco che ho visto sono contentissimo".

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