VALERIO MASTANDREA - sito non ufficiale www.valeriomastandrea.com  
ARTICOLI 1999
QUICK MENU':
MAIN MENU':
  INTRO
  CINEMA
  CORTI
  TEATRO
  MUSICA
  LETTURE
  SPOT
  DVD
  PREMI
  VIDEO
  LINK
  CREDITI

   IL MESSAGGERO   

01.12.1999

Domani

PERUGIA - Il terremoto diventa un film. Cominciano oggi a Sellano, uno dei centri dell’Appennino umbro-marchigiano più sconvolti dal sisma del 27 settembre ’97 e dalla serie infinita di scosse successive, le riprese di “Domani", titolo provvisorio di una pellicola diretta da Francesca Archibugi e interpretata da Ornella Muti e Valerio Mastandrea.
Per le scenografie e le comparse non c’è alcun problema, perché tutto è rimasto praticamente come due anni fa: gli stessi esterni di distruzione, gli stessi interni di lamiera e di plastica, le stesse facce disperate e rassegnate. Anche il tempo dà una mano alla produzione per risparmiare sugli effetti speciali: le strade sono già ghiacciate e tira un’aria di neve che la notte gela i container.
I terremotati ai quali anche D’Alema aveva promesso, il 19 dicembre dello scorso anno, che il Natale successivo, il secondo, sarebbe stato l’ultimo trascorso nei container, si apprestano invece a trascorrervi il terzo. «Il problema non è il terzo Natale», dice il sindaco di Nocera Umbra, Domenico Petruzzi. «Il problema, semmai, è il quinto. Perché occorre realisticamente arrendersi all’idea che anche il quarto Natale dal terremoto, quello dell’anno 2000, verrà celebrato da almeno una parte di sfollati nei container».
Petruzzi è stato eletto con i voti del Polo, ma non se la sente di lanciare accuse contro il governo di centro-sinistra: «Non si può dire onestamente che qualcosa non abbia funzionato. La verità è che inizialmente sono stati sottostimati i tempi necessari per la ricostruzione, che è un lavoro immane. E non si deve dimenticare che anche a Gemona, per citare il decantato modello Friuli, il centro storico è stato ricostruito dieci anni dopo il terremoto». Chissà quando verrà ultimata la ricostruzione del bellissimo centro storico di Nocera. Anzi, chissà quando comincerà. Ieri, in questo suggestivo borgo in cui vivevano più di 400 persone e che adesso è completamente deserto (vietato accedervi in auto, e le porte delle mura vengono chiuse ogni sera alle 18) erano al lavoro soltanto due operai, dentro il convento delle Clarisse. I rumori ritmati dei loro attrezzi rimbombavano rendendo ancora più innaturale il silenzio sinistro lungo quelle antiche strade di pietra. Non fosse per la gran quantità di travi e di ponteggi che reggono le case pericolanti, si direbbe che nel centro storico di Nocera il tempo si sia fermato agli istanti immediatamente successivi al sisma di due anni fa. Attraverso le vetrine impolverate di alcune botteghe, si vedono ancora sui pavimenti gli oggetti che le scosse avevano fatto cadere dagli scaffali e mandato in frantumi.
«C’è gente che non ha più rimesso piede qui dal giorno del terremoto», diceva uno dei due operai. Dei seimila abitanti di Nocera, il sisma ne aveva privato della casa oltre cinquemila. E più di quattromila di loro passeranno anche questo Natale fuori casa. Una parte si sono sistemati in appartamenti affittati con il contributo dello Stato o presso amici e parenti. Ma una parte importante ha dato vita a una nuova Nocera fatta di container e di tendoni, una città senz’anima che sembra costruita con i pezzi, tutti grigi o giallini, di un gigantesco Lego: con il container-banca, la tenda-consiglio comunale, le due tensostrutture dell’Enel, la chiesa prefabbricata, i container anche per la scuola, il Comune, lo spaccio...
«Sono 38 i campi container disseminati nel nostro comune», spiega il sindaco. «E in questi campi si sono ricreati i quartieri della città, ma senza più la vita sociale e di relazione che c’era nei quartieri della città. La gente vive rinchiusa, non comunica, non partecipa agli eventi collettivi. Abbiamo provato a organizzare manifestazioni, concerti, ma è venuta pochissima gente. E’ questa apatia, questa perdita del senso di appartenenza alla collettività il danno peggiore prodotto dal terremoto. Gli anziani perdono la speranza di rientrare nelle loro case prima di morire. E c’è uno sbandamento preoccupante nei giovani, con forme gratuite di sciacallaggio: l’altro giorno hanno gettato le panchine dei giardini nella fontana, qualche sera prima hanno dato fuoco a un contenitore dei rifiuti, gira più droga...». Un disagio profondo, testimoniato in un’intervista a Famiglia cristiana dal vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, Sergio Goretti. «La mia gente è stremata», sostiene il presule. «Non si ribellano, ma stanno crollando psicologicamente... Sono stati illusi e ormai se ne stanno rendendo conto». Gli fa eco con durezza il direttore della Caritas di Assisi, Giocondo Leonardi: «È ora di dire a questa gente la verità. Si sono fatti degli errori e ci sono inadempienze e ritardi».

ARTICOLI 1999