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TESTO 
1998
Rieccoci qua
Bene.
Rieccoci qua.
A scendere di casa la mattina per un caffè e ad incontrare i mezzi sorrisi , i ghigni , le parole sottovoce , gli occhiali da sole infilati di corsa da tutti quelli che ti guardano e ti identificano con chi è destinato ancora una volta a dire ... "rieccoci qua". Rieccoci qua significa tante cose e significa niente.
A volte , pensare al calcio in generale , mi fa pensare al mondo intero , ma non in senso di fratellanza , di sport che unisce , di popoli che si incontrano... penso al mondo e alle sue leggi eterne e indistruttibili. Penso alle gioie , finte o vere , alle ipocrisie , finte o vere , penso alla lealta' , al senso della vita.
E di questo a volte ne vado fiero , contento di "sentirlo " cosi' il calcio della mia epoca.
Altre volte mi vergogno . E tanto mi vergogno . Stare male come essere umano per aver delegato a un semplice aspetto della mia quotidianità un'importanza esagerata , simbolo forse di quella tanto professata "carenza di valori".
Mi vergogno è vero , ma non mi giudico , non mi condanno perchè di valori qualcuno ne ho e amare da "integralista" una squadra di calcio credo sia un delitto molto meno grave che confidare nel superenalotto o in un gratta e vinci per poter cambiare la propria vita.
Mi manca tanto Osvaldo Soriano . L'avrei voluto conoscere per farmi dire da lui di che malattia soffro e soffriamo in tanti , lui compreso.
Soriano che ha scritto e vissuto il calcio come Cyrano ha vissuto l'amore da "brutto" .
Pazienza , magari è davvero per aria come la pubblicita' del caffe' tra nuvole bianche , televisori , belle pischelle e palloni di cuoio .
E intanto il bacillo ce lo portiamo in corpo.Un bacillo che ci fa sentire bene tante volte .Un bacillo per il quale uno tira fuori tutti gli stati d'animo che possiede.
Un bacillo fisso , un fossile dentro al petto.
E ieri una scossa di terremoto lo ha fatto tremare . Ancora . Un'altra , ennesima , maledetta volta .
E non faccio contento nessuno a dire che non malediro' mai il sistema.
Mai.Perchè , per chi intende la Roma come la intendo io , la voglia di vincere , il rispetto e l'orgoglio di saper perdere , la grinta e la voglia di vivere la Roma così vanno oltre.
I ragazzi hanno perso una partita .
La piu' importante.
E prima ne hanno perse ancora.Piu' o meno importanti.Ma che non perdano mai il senso del giusto , della dignita' e del coraggio di dire rieccoci qua.
Come per chi crede di aver capito tutto della vita e poi torna indietro a velocita' doppia.Da capo .
Da punto e a capo. Perchè chi ama questo amore l'ha dimostrato sabato, è sempre li , pronto a ripartire da zero.
A bestemmiare , a piangere , a trascinare e a maledire un amore.
Perchè in fondo di questo si tratta .Di persone che amano qualcosa , alla faccia di sociologi ed esperti del settore .
E non c'è cosa piu' difficile di amare ed essere amati.
Quindi stamo tutti sulla stessa barca .
Noi col motore a 6 cavalli , i ragazzi coi remi in mano.IL mare è uno . Le barche tante . MOSSO O CALMO A NOI NON FA PAURA .
Chi di noi non se la sente si sbrigasse a scendere e a fassela a nuoto.
di Valerio Mastandrea
ARTICOLI 1998
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