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TIME OUT 
12.1998
Rugantino
Romanità anni novanta da ragazzi del muretto, irruenza 'de core' ottocentesca, aggiornata alla città quasi giubilare e ai suoi tipi. Nuovi volti quelli di Sabrina Ferilli e Valerio Mastandrea, per vecchie maschere rianimate vent'anni dopo dallo stesso burattinaio: Pietro Garinei classe 1919. E dallo stesso musicista di allora, Armando Trovatoli, anche lui ottantenne, che pare non molli in sale prove neanche questa volta. Attentissimo, il maestro, a non farsi rovinare i suoi greatest hits: “Roma 'nun fa la stupida stasera”, “Ciumachella”, “Tirollallero”…Ecco il nuovo Rugantino, la commedia musicale di maggior successo per la premiata ditta Garinei & Giovannini, ancora e sempre al Teatro Sistina, debutto il 22 dicembre e repliche fino ad aprile, cd in lavorazione. "La più bella esperienza lavorativa della mia vita” si lascia andare emozionata ed entusiasta Sabrina Ferilli. Non è la sua prima volta nel musical all'italiana. Non è la prima volta che prende lezioni di canto. Ha già lavorato in “Alleluia brava gente”, un altro classico di Garinei e Giovannini. Ma anche per una che si sente la "figlia del cinema" come dice lei, Rugantino è altro, il massimo, ci confessa. Si recita, si balla, sopratutto si canta.
"Finora avevo cantato solo sotto la doccia...davanti a 1500 persone è un pò diverso" confessa Valerio Mastandrea. Accentaccio, ostentata versione naturale, l'attore romano e romanesco del momento si prepara così all'inevitabile confronto con i suoi illustri predecessori, Nino Manfredi nella prima edizione del 1962 ed Enrico Montesano nella seconda del 1978. Il problema del paragone con i mostri sacri del teatro- e del cinema- italiano in realtà ce l'hanno tutti gli interpreti del nuovo Rugantino: la Ferilli, Rosetta, ha alle spalle Lea Massari. Maurizio Mattioli, il boia Mastro Titta, un attore del calibro di Aldo Fabrizi. Simona Marchini, ovvero Eusebia, finta sorella del protagonista, ha il ruolo che fu di Bice Valori. Certo proprio questo tipo di teatro si nutre della novità, della singolarità calibrata sui fischi e sugli applausi live, come nel vecchio varietà da cui nasce, ma il passato, la tradizione sono lì. "Non ho voluto nemmeno vedere il video del vecchio spettacolo" spiega Simona Marchini parlando a nome di tutti "non per snobbare, semplicemente per attualizzare ed esprimere il personaggio così come posso, senza influenze. Voglio sentirmi libera di tirare fuori quel tanto di romanità che tutti noi abbiamo assimilato vedendo i grandi come Fabrizi o la Magnani al cinema da ragazzi...." La romanità appunto. Rugantino racconta quella del 1830, gli anni del Papa Re. L'arte di arrangiarsi e sopravvivere, ma anche di rugare, il verbo da cui deriva il suo nome e che significa protestare con arroganza e stizza. Atmosfere e caratteri alla Gigi Magni, che non a caso ha collaborato ai testi insieme a Festa Campanile e Fanciosa. Cosa resta di quella Roma e di quel popolo? "Alcune cose sono assolutamente uguali" dice Sabrina Ferilli "le lotte fra i poveri e i ricchi, il potere..." Secondo l'attrice perfino presenta analogie. "C'erano meno lavori in corso" scherza invece Valerio Mastandrea "Roma era quello che era. Ora c'è troppa voglia di farla sembrare qualcosa di più".Simona Marchini sottolinea la continuità: "certo oggi ci sono più stratificazionie fai più fatica a trovare il cuore. In qualche modo però questa capacità di ssentimento tipicamente romana viene fuori anche in mezzo al consumismo, alla volgarità che conosciamo tutti. Roma è ancora uno degli ultimi posti vivibili sul piano della comunicatività". Il personaggio di Rugantino, ispirato alla maschera omonima settecentesca, è l'incarnazione dello spirito della città, questo dice di lui unanime il nuovo cast. "Cinico e disperato" sono gli aggettivi che usa ancora Simona Marchini."E' n'impunito, uno che non ha paura di ammettere la sua stessa vigliaccheria" ci dice definitivo il suo interprete.
In realtà il povero Rugantino muore da eroe, sia pure fedele ad una bugia. Accusato ingiustamente di omicidio, perchè trovato accanto ad un morto, un uomo inviso al popolo, il protagonista diviene nella considerazione dei suoi cittadini simbolo suo malgrado della ribellione. E accetta di farsi decapitare dal boia gentile ("chiedo scusa di non potervi chiedere scusa" è una delle sue più note battute) pur di non per dere questa fama trovata e assaporata per caso. In mezzo a canti e balli, questi ultimi firmati da Gino Landi, sulla scena girevole pensata nel '62 da Giulio Castellacci. "Un meccanismo che richiede tempi perfetti, tutto deve funzionare come un orologio" spiega la Marchini che del teatro, del musical e dei grandi vecchi come Garinei apprezza la disciplina "sarebbe utile per tutti provarla... " Un meccanismo faticoso, le prove pare siano sfibranti, non ammettono raffreddori, molto diffusi di questio tempi fra le attrici della compagnia. Leggi del teatro vecchia maniera, leggi ferree del musical, della chorus line come ci hanno mostrato decine di film. Del resto proprio Garinei e Giovannini furono, a partire dagli anni '50, gli autori del passaggio dal varietà italiano alla commedia musicale vere e propria. E proprio il meccanismo ad orologeria delle scene e scenette di Rugantino valse loro il successo a New York con tanto di sottotitoli utilizzati in prima mondiale. Roma, di Rugantino, caput mundi, per una volta..
ARTICOLI 1998
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