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   IL MESSAGGERO   

16.11.1998

Tra tanti striscioni sul doping uno erotico: "Stiamo godendo"

All'uscita dell'Olimpico, Valerio Mastandrea in versione ultrà e scariche di libidine pura che bacia chiunque gli passi a tiro, uomini, donne, agenti di polizia, vecchi e bambini. Ne approfittano le sue fans per farsi sotto nella mischia. "Non godevo così dall’ultimo derby vinto", fa lui che nel marasma ha perso il motorino.
Le convulsioni del dopo partita fanno tremare le fondamenta. Da un balcone del quinto piano un ottuagenario in canottiera, pancia debordante e sciarpa giallorossa, che schiamazza come avesse un incendio in casa. L'ultima mezz'ora, il palo di Fonseca, il gol di Candela, Zago immenso, Peruzzi pure, Tommasi che ruba palla, Zidane serpente che la incanta, tumulto cardiaco puro, cuori strizzati dalla bellezza dello spettacolo, due squadre come due pugili che se le danno di santa ragione, sbattendosi da una corda all'altra, decise solo a finirsi e infischiandosene di tutto, degli schemi e delle caviglie, divorando il tempo e lo spazio. Roba eccitante e molto virile.
Calcio che non si vedeva da tempo. Non finisce mai. "E' troppo bella, Braschi non se la sente di fischiare la fine". Grande Roma ma anche grande Juventus. La gente lascia l'Olimpico portandosi dietro questo choc visivo ed emotivo. Ci metterà un bel po' a smaltirlo. Al diavolo le tattiche e al diavolo il doping. Doveva essere la partita dei veleni, degli agguati cattivi, delle ingiurie sanguinose. Niente di tutto questo. Il tifoso romanista è troppo malato di zemanite (euforia contagiosa che pervade chi viene a contatto con il calcio di Zeman) per occuparsi d'altro. La conferma anche molto reichiana del concetto che chi gode intensamente non sprizza bile e cattivi umori. Insomma, chi ride è più buono e il tifoso romanista ieri ha riso molto.
Giravano per la città colleghi sabaudi, televisivamente molto compromessi, mimetizzati sotto passamontagna e occhiali da sole, per il timore di chissà quali imboscate. Ignorati anche loro (questa sì, una disgrazia). Solo qualche innocente sfottò a proposito di doping, più divertito che feroce. "Zeman signore, Lippi spacciatore". Inevitabilmente bersagliato Del Piero. "Del Piero ci vediamo doping" nella Sud e "Del Piero vota Pannella" nella Nord. Scarica di fischi, nemmeno tanto livida, per Lippi, Moggi, Bettega e Giraudo, perfidamente proiettati sul megaschermo, che si fanno largo in tribuna d'onore. Il segno di una partita speciale è altrove, nelle piccole cose. Zeman che sembra Mazzone, quasi sempre in piedi, la cicca tra le dita, mai così dentro la partita. La sua partita. Lippi seduto in tribuna, impassibile, tra Bettega, Giraudo e Moggi. Lippi come Zeman. Non cambia espressione in novanta minuti. Dallo spicchio bianconero, la risposta dei tifosi juventini: "Zizou non è un farmaco ma una purga". Rilancia la sud "25 scudetti, 22 rubati 3 dopati" che da qualche altra parte del suo ribollente ventre confessa "Siamo tutti froci della Roma". Il gol di Paulo Sergio è afrodisiaco. "Stiamo godendo", lo striscione a luce rossa che spunta nella Tevere. I cattivi sono Tempestilli e Montero. Cicoria se la prende con Deschamps a fine primo tempo e quasi scoppia la rissa. Brontolano i settantamila quando entra Fonseca, strizzano quando prende il legno. Il gol di Candela spedisce tutti o quasi in paradiso. Affiora nella bolgia della sud, che ormai in estasi applaude anche i gol della Salernitana, l'epigrafe derisoria "Ieri la pillola, oggi la purga". Ah, dimenticavamo, Lippi e Zeman sono riusciti a non incontrarsi. Un'impresa anche questa.

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