E al Lido torna Caligari con la banda dell’Arancia meccanica
"Frena i freni, ce sta ’na farma" dicevano, stravolti, i protagonisti di Amore Tossico, film d’esordio del regista Claudio Caligari. Una frase che, per anni interi, è stata sulla bocca di tutti. Aveva fatto scuola come, del resto, il suo film. Poi, più niente. Silenzio totale, e di Caligari nemmeno l’ombra. Adesso, a distanza di quindici anni, il regista piemontese torna con "L’Odore della Notte", storia ispirata alle violenze della banda romana dell’"Arancia meccanica". Unica pellicola italiana presente a Venezia per la Settimana della Critica, può essere presa a simbolo delle polemiche sui film dei giovani autori tra l’Anac e Felice Laudadio, curatore della Mostra del Cinema.
In Caligari hanno creduto Marco Risi e Maurizio Tedesco, i due produttori del film. Un film senz’altro "scomodo, difficile da sceneggiare e pieno di trappole legali, per via dei problemi con i rapinati. Ma mi ero innamorato del libro di Sacchettoni, 'Le notti di Arancia meccanica': pur essendo un instant book, ha suggestioni da grande letteratura, e richiama il noir francese", spiega il regista. Liberamente ispirato ai fatti di cronaca e al libro che li racconta, il film narra la vicenda del gruppo di giovani delinquenti cresciuti nella periferia romana che, alla fine degli anni 70, terrorizzarono i quartieri alti. Il loro capo, Remo Guerra, è interpretato da Valerio Mastandrea che, nel film, dimostra "un talento naturale: gli bastano poche spiegazioni per entrare nel personaggio", precisa Caligari. Ogni notte, con i suoi amici, si lascia alle spalle lo squallore della periferia per trasferirsi nelle zone più lussuose della metropoli, alla ricerca di possibili prede, in una sorta di rivalsa verso i più fortunati. Aggancia le proprie vittime per strada, entra nelle loro case lussuose e semina il terrore in un crescendo di violenza. Ad un certo punto, però, Remo entra in crisi: e, alla fine decide di consegnarsi alla polizia, facendosi arrestare. "Perché spiega il regista pur consapevole di avere messo in luce, col suo comportamento, le contraddizioni della società, il protagonista si rende conto dell’impossibilità di continuare nella strada scelta. E dell’irrisolvibilità della sua condizione".