Quindici anni fa sconvolse il cinema italiano con
un film, "Amore tossico" , che per quel periodo risultò essere
all'avanguardia rispetto alle storie che si raccontavano in quel
periodo. Oggi Claudio Calligari è tornato dietro la macchina da presa
con un film, dal titolo "L'odore della notte", che narra le vicende e
le frustrazioni di un gruppo di ragazzi di borgata dediti a rapine
notturne negli appartamenti dei quartieri alti di Roma. Prodotto dalla
Sorpasso Film di Maurizio Tedesco e Marco Risi, e sceneggiato dallo
stesso Calligari, ha per protagonisti Valerio Mastandrea, Marco
Giallini, Emanuele Bevilacqua, Giampiero Lisarelli. Come in occasione
della sua opera prima, anche il suo secondo film sarà al festival di
Venezia nella sezione Settimana della Critica, unica opera seconda in
programma tra sei esordi. - Che tipo di storia è "L'odore della notte"? "E' un film che si ispira ad una storia vera accaduta circa 15 anni
fa dove un gruppo di banditi, partendo dalla periferia romana, davano
l'assalto ai quartieri bene della capitale. Tutto questo è durato
circa
quattro anni provocando in tutta la città uno stato di allarme
molto
forte. Li chiamavano quelli dell'Arancia Meccanica. In quel
periodo
stavo terminando di girare ' Amore tossico ' , leggevo sui
giornali
ogni giorno le cronache che riportavano le ' gesta ' di quei
ragazzi ma
la cosa mi lasciava alquanto indifferente. Qualche tempo
dopo uscì un
libro scritto da un giornalista del Messaggero, Dido
Sacchettoni, che
riportava i racconti del capo di quella banda.
Leggendolo rimasi
colpito dalla contrapposizione di due mondi, quello
dell'estrema
periferia da una parte e quella dei benestanti
dall'altra. A quel punto
ho capito che sarebbe stato interessante
realizzare un film. La storia,
chiaramente, è stata completamente
rielaborata con l'inserimento,
anche, delle mie suggestioni verso la
vicenda. Dopo aver scritto la
sceneggiatura ho trovato difficoltà nel
ricercare la linea di confine
tra la storia vera e quella inventata.
Sono del parere che il cinema
debba in qualche modo riflettere la realtà cercando di rappresentarla,
però, non in maniera
documentarista".
- Perché ha scelto Valerio Mastandrea come
protagonista? "Perché è un grande. E' l'unico giovane
attore italiano
in possesso di un carisma straordinario che hanno in
pochi. Tutto il
mio cast è perfetto, finalmente c'è un'ondata di attori
veri, quelli
che provengono dal 'basso' e non dalla borghesia. Valerio
si è
totalmente catapultato sul ruolo partecipando attivamente sul
personaggio e non limitandosi ad interpretarlo".
- Perché ha atteso
quindici anni prima di tornare dietro la macchina da presa? "Se fosse
dipeso da me non avrei aspettato tutto questo tempo. 'Amore tossico'
uscì in un periodo di frana del cinema italiano, contemporaneamente
cominciarono a rafforzarsi le televisioni private, ci fu l'avvento di
Berlusconi e non c'era più bisogno di un certo tipo di cinema, quello
per intenderci che cerca di uscire fuori da certi schemi
convenzionali.
La cosa strana è che avevo il consenso dei critici
mentre i burocrati
ed i produttori mi chiudevano la porta in faccia.
Evidentemente davo
fastidio. In tutto questo tempo sono sempre stato
sotto contratto,
scrivevo le sceneggiature ma una volta il produttore,
una volta il
funzionario rai bocciavano sistematicamente il progetto. In quel
periodo la pochezza dei produttori era disarmante. Devo
ringraziare
Maurizio Tedesco e Marco Risi che mi hanno dato la
possibilità di
realizzare il film, altri, invece, non hanno avuto il
coraggio di
tentare. Addirittura due sceneggiatori del calibri di
Rulli e Petraglia
si rifiutarono anni fa di scrivere la sceneggiatura
perché ritenevano i
protagonisti del film troppo cattivi".