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IL MESSAGGERO 
03.04.1998
Viaggio nei mestieri
Destinato al successo, dicono in tanti. E lui, Valerio Mastandrea, 26 anni, appena sente queste cose fa gli scongiuri alla maniera di chi è cresciuto alla Garbatella, prima periferia di Roma.
«Cercate di capirmi, sono un eterno tormento».
Ma come Valerio, dopo l'exploit di «Cresceranno i carciofi a Mimongo» sei stato protagonista di «Tutti giù per terra», hai avuto ruoli importanti in «Viola baci a tutti» e in «Abbiamo solo fatto l'amore». Fai teatro e partecipi ai talk show. Dov'è l'incertezza?
«C'è, c'è, eccome se c'è. Questo è il mestiere più incerto che ci sia e basta pochissimo per ripiombare nell'anonimato. Chessò, un film che va male e puff, non ti dà retta più nessuno».
Ma la disoccupazione è un'altra cosa.
«E io la conosco bene. Mica me la scordo solo perché cominciano a girare un po' di soldi. La disoccupazione viene vissuta sulla pelle dei ragazzi che frequento e ci so no passato pure io».
In che modo?
«Mia madre fu messa in cassa integrazione. Fortunatamente si è sistemato tutto. Oggi ha un lavoro che le piace e sono contento per lei».
Nella professione ti ha dato una mano?
«Non le è stato facilissimo accettarlo. Ma tengo sempre presenti certi suoi insegnamenti: pochi sprechi e guai a "sbroccare" di testa».
Cosa ne pensi del disagio reale rappresentato al cinema? Tu hai interpretato film sul lavoro, ma le venature erano amare. E ora va di moda «Full Monty», che della disoccupazione ride.
«Sì, mi è piaciuto proprio per questa sua diversità. Noi italiani al massimo potremmo sorridere per la perdita del posto. Sinceramente, non è facile affrontare temi come questi in maniera brillante».
Come mai il problema disoccupazione a Roma sembra non essere avvertito in modo drammatico come altrove?
«Attenzione, esistono livelli di pericolosità anche nelle periferie della mia città. Certo, se devo giudicare dalla mia cerchia di amici vedo che c'è voglia di lottare per un posto e non ci si sente socialmente inutili come per esempio in alcune zone del Sud».
Nella ricerca del posto a Roma quanto conta nella tua esperienza la forza della raccomandazione, il peso delle conoscenze?
«Conta a Roma come credo in qualsiasi altra parte d'Italia. Non ci puoi fare nulla. Ma non per questo bisogna arrendersi. Chi si rassegna è proprio perduto».
Il Giubileo può rappresentare una concreta opportunità di lavoro per molti giovani...
«Mah, ci credete davvero? Non vorrei che si trasformasse in una fregnaccia con posti che vanno ai soliti e per poco tempo».
L'obiettivo di entrare nel mondo del cinema l'hai centrato subito oppure hai fatto altre esperienze lavorative?
«Ho fatto di tutto. Dopo il liceo scientifico mi sono iscritto senza troppa voglia a lingue (adesso tra l'altro mi iscriverò a Scienze politiche, indirizzo storico) e contemporaneamente lavoravo come pony express, come montatore di tende vip in occasione di grandi eventi, come tuttofare per una società editoriale. In quest'ultimo lavoro avrei anche dovuto scrivere dei redazionali, ma poi finivo per fare le pulizie».
Pagamenti regolari?
«Non sempre».
Il lavoro a Roma ha forti connotazioni pubbliche. La tentazione del posto fisso magari in un Ministero non l'hai mai avuta?
«Sono sempre stato un idealista anche nei periodi più difficili e la prospettiva di finire in un ufficio del Ministero vivendo da infelice non l'ho mai presa in considerazione. Credo che il posto fisso al Ministero non rappresenti più un obiettivo tra molti della mia generazione».
ARTICOLI 1998
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