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IL MESSAGGERO 
18.04.1998
Garinei rimette in scena al Sistina Rugantino
«Non si può andare in scena, impossibile, impensabile» annunciava con aria di tregenda Giulio Coltellacci. «E perchè mai?», chiedevano allarmati Pietro Garinei e Sandro Giovannini, temendo un danno irreparabile al palcoscenico girevole. E il geniale scenografo: «Ma no! E’ che è finito il pannolenci..».
Capirai, Garinei e Giovannini, padri della commedia musicale italiana, avevano risolto ben altri problemi per mettere in scena Rugantino. «Siete matti? Non lo sapete che Luigi Magni, Massimo Franciosa e io stiamo facendo la stessa storia per il cinema?», li investì Pasquale Festa Campanile. Ma i due autori, senza perdersi d’animo e senza scartoffie nè avvocati, ne vennero a capo: «Quale soluzione migliore se non lavorare alla rivista tutti insieme?», racconta Garinei.
E il 15 dicembre del 1963, quando a mezzamotte e mezzo calò il sipario su quel lavoro a cinque mani con le musiche di Armando Trovajoli, il Sistina tremò dagli applausi. A loro, agli indimenticabili Giovannini, Festa Campanile, Coltellacci e Franciosa, Garinei dedica il ritorno della rivista. E sorride: «Prima che lo rifaccia qualcun altro, lo rimetto in scena io».
Nino Manfredi è stato il primo grande insuperabile Rugantino, «l’eroe per caso o per amore, il vigliacco coraggioso, il malizioso candido», come lo definisce Garinei, e Lea Massari era Rosetta, mentre Mastro Titta, tristemente noto come il boia della Roma papalina, era un superbo Aldo Fabrizi, e sua moglie Eusebia, Bice Valori. Oggi i ruoli vanno rispettivamente a Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Maurizio Mattioli e «probabilmente», dice prudente Garinei, a Simona Marchini (non ha ancora firmato il contratto), mentre Cesare Gelli sarà per la seconda volta il principe Paritelli.
Coreografie? Di Gino Landi. Il costo della produzione (Garinei e Croce)? «Oltre un miliardo e un grande rischio. Chissà - si chiede Garinei - se il nostro vecchio Rugantino piacerà alle nuove generazioni? Nel ’63 lo vollero persino a Broadway, e nel ’78 Enrico Montesano e Alida Chelli fecero il tutto esaurito. Che cosa mi auguro per l’edizione che debutterà a Natale? Che il cielo mi assista, e da lassù i miei amici». Intanto, venerdì 24 e sabato 25, alle 10 di mattina, al Sistina, si svolgeranno i provini per il corpo di ballo, altri attori, il coro.
Se il ragazzo, diventato noto per le vampate di rossore che lo assalivano nel salotto di Maurizio Costanzo, affronterà il ruolo della maschera romana per eccellenza, ci sarà un’attrice più che collaudata al cinema, in teatro e in tv, nei corpetti attillati e nel carattere impetuoso di Rosetta. «Il mio personaggio? E’ passione, è fuoco, è schiettezza, è Roma. Se mi ci ritrovo? Altro che...un po’ di più...Io che sento questa città mia, e mia la gente, le strade. Io che quando torno da un viaggio non sto nella pelle perchè ho voglia di rivedere il Tevere, Castel Sant’angelo, piazza del Popolo», racconta Sabrina Ferilli, ormai stella del Sistina (Alleluja brava gente e Un paio d’ali), che va in scena «per allegria. Se non si è avari, ritrovarsi in compagnia con 30 persone è divertente. La prosa? Per carità, sai che noia, piuttosto mi sparo». Crede che una rivista, romana fino al midollo possa piacere ancora? «Come si può sbagliare raccontando le nostre radici? Un esempio per tutti? La ciociara. Pensa invece quanto saremmo ridicoli e disgraziati a mettere in scena - che so? - Cats». Rugantino? «Un uomo che riscatta con la morte una vita scaltra e sbruffona». E che si sacrifica per amore: «Eh no: sarebbe un santo. Compie un atto eroico, ma per riabilitare se stesso».
Dal set alle canzoni e alle coreografie: «Le commedie di Garinei e Giovannini sono per attori, che poi interpretano anche canzoni. Altrimenti, col fischio che mi sarei buttata. Sarebbe stato come dire sì a un ruolo reso grande da Barbra Streisand...Mica sono matta».
ARTICOLI 1998
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