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CIAK 
1997
I profili di ciak
Si definisce "un ultras della vita" ed è fondamentalmente un arrabiato. Secondo il protagonista di "Cresceranno i carciofi a Mimongo" e "Tutti giù per terra", infatti, "il cinema permette di sparare senza uccidere nessuno".
Ad appena 25 anni Valerio Mastandrea vanta già un buon curriculum in teatro e sullo schermo. Dal 1994 a oggi ha recitato in 12 film, tra cui "Cuore cattivo" di Umberto Marino, e "Un inverno freddo freddo", di Roberto Ciampanelli. Curiosità: sul braccio ha tatuato un motto: "tutto è puro per i puri". Di sè rivela: "vado dal dentista tre volte a settimana, perchè ho in atto un processo di decalcificazione velocissimo. Lui mi ha anche consigliato di alternare le sedute con uno psicoanalista".
Del ragazzo stropicciato con problemi, confusamente stralunato che, balbettando, si confidava sul palco del teatro Parioli, resta oggi la rabbia. Perche' Valerio Mastandrea, mattatore suo malgrado al "Costanzo show" (ricordate le sue performance al limite dell'afasico?), sguardo da clown malinconico con tanto livore dolce nel cuore, è fondamentalmente un "incazzato". O, come lui stesso si definisce, un "Ultras della vita". Esattamente come Walter, il nichilista ribelle di "Tutti giù per terra", protagonista del romanzo generazionale di Giuseppe Culicchia, interpretato da Mastandrea nel film omonimo di Davide Ferrario. "Sento di avere in comune con Walter la stessa rabbia, la medesima inquietudine. Di lui mi ha subito colpito la "purezza" e anche la consapevolezza di non poter attribuire ad altri che a se stesso la responsabilità del proprio disagio interiore. In questo mi assomiglia, anche se non sono un pessimista cosmico come lui. La mia "ribellione", se così si può chiamare è costruttiva, sana. Perchè sono un idealista che, se non avesse avuto nessuno scopo nella vita, sarebbe andato a combattere in Nicaragua"
"Ma da dove ha origine il tuo malessere?
Fondamentalmente dalla mia famiglia: essendo figlio di divorziati, sono stato costretto fin da piccolo a essere punto di riferimento di me stesso."
Perchè dici che la scelta di fare l'attore non è stata un caso?
"Perchè il cinema mi permette di sparare senza uccidere nessuno e di vivere meglio la mia solitudine, un disaccordo armonico col mondo simile a quello di Walter".
Come hai affrontato il disagio di Walter? "Mi sono dovuto staccare da tutto ciò che finora mi aveva aiutato, come la mia romanità, ad esempio. Dovevo esprimere la profondità, l'interiorità del personaggio, lavorando di sottrazione su di lui. Mi sono messo nelle mani di Davide, volevo essere un mezzo a disposizione del regista di cui mi fidavo ciecamente, come Walter, una spugna con una dignità pazzesca".
L'Enzo di "Cresceranno i carciofi a Mimongo" e il Tarcisio di "Palermo Milano solo andata" che cosa hanno invece rappresentato? "Il film di Fragasso mi ha fatto rendere conto di essere un attore. Lì ho pensato che questa forse era la mia strada. "Cresceranno i carciofi a Mimongo" è invece servito agli altri, nel senso che mi ha reso credibile".
Dopo Ferrario che film vorrebbe interpretare Mastandrea e che carriera sogna? "Spero nel mio lavoro di poter dire di no a situazioni facili. Sento che c'è uno spazio artistico da riempire e penso che ci sia gente disposta ad andare contro corrente. Sono consapevole del fatto che stò entrando nel mercato, ma sono prondo ad uscirne per un'operazione in cui credo. Perchè forse, adesso, abbiamo bisogno di film come "L'odio" e "La promessa".
ARTICOLI 1997
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