Il film viene presentato a Venezia per la "settimana della critica" e vince il premio del pubblico al Festival "Storia di cinema" del 1998.
E' tratto dal libro "Le notti di arancia meccanica" di Dido Sacchettoni.
Il film è girato tra Roma e Torino.
Le vicende del film sono fatti realmente accaduti che narrano le violenze di un malvivente romano, Agostino Panetta, ex poliziotto della celere di Torino, capo della banda che negli anni 70 terrorizzò la Capitale con rapine e violenze sessuali. A Roma, a Tor Vergata, dove viveva la sua famiglia, era conosciuto con il nome di battaglia Remo. Il salto di qualità lo fece con il sodalizio con Giuseppe Leoncavallo, noto come Beppe lo sfasciacarrozze e con l'ex topo d'auto Maurizio Verbana, che poi riusci ad evitare l'arresto riparando in Australia. La banda divenne presto tristemente nota. Dal 1978 al 1983, terrorizzò gli ambienti vip di Roma, con non meno di 700 rapine, che fruttarono complessivamente 15 miliardi di vecchie lire e con violenze sessuali e aggressioni, per le quali venivano prediletti personaggi conosciuti del mondo dello spettacolo, dello sport e della nobiltà capitolina.
La banda dell'arancia meccanica, così venne soprannominata, che sembrava voler emulare le imprese di quella del film di Stanley Kubrick, colpì nelle abitazioni dell'attore Fabio Testi, dell'arbitro Massimo Ciulli, del produttore Franco Cristaldi e della moglie Zeudi Araya,dell'avvocato Fausto Perrone, del marchese Adolfo Brandolini Dadda, dell'editrice di Playmen Adelina Tattilo e delle attrici Dalila Di Lazzaro e Isabella Biagini. Al processo di primo grado, in cui gli imputati furono complessivamente 59, assistettero molte delle vittime, che erano state sottoposte ad ogni genere di violenze fisiche e morali dai rapinatori capitanati da Panetta, che in quelle occasioni erano imbottiti di cocaina. Dopo la condanna a 20 anni, Panetta decise di collaborare con gli investigatori e ottenne sconti di pena, ma rimase in carcere per 8 anni e tornò in libertà nel 1991. Nel 1995 nella borsa della sua compagna furono trovato 25 grammi di cocaina e nel 96 i carabinieri scoprirono che era coinvolto in un traffico di droga: si era messo a fare quello che nel giro degli stupefacenti viene chiamato il cavallo. Abitava a Ciampino, un comune ai confini, a sud-est di Roma e riforniva di cocaina gli spacciatori al minuto del quartiere Portuense. Ebbe una nuova condanna a sei anni per detenzione di stupefacenti.
Nel film fa un cameo anche Little Tony che, nel ruolo di se stesso, è una delle vittine della banda. Costretto, con una pistola alla testa a cantare Cuore Matto, Little Tony stona, e la battuta di Maurizio (Marco Giallini) è "A' Tony, mò che fai? Me stoni?"
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